PRIMO PIANO
Tra poco si chiudono le iscrizioni per la 12° edizione del Master universitario di primo livello in Gestione di Imprese Sociali  e per il Corso per Dirigenti di Imprese Sociali

Impresa sociale

Numero corrente

 

Nr.2 - 2007

n. 2 anno 17° vol. 76
aprile-giugno 2007

Fiducia, capitale sociale e beni relazionali


Editoriale

È convinzione diff usa che le imprese sociali, soprattutto quelle più originali nate dall’iniziativa di gruppi di cittadini interessati a dar risposta a bisogni riconosciuti come socialmente rilevanti, possono nascere e svilupparsi solo se e nella misura in cui hanno e riescono a mantenere rapporti stretti con la comunità di riferimento e, in particolare, con le persone e i gruppi più sensibili alle problematiche affrontate.Per nascere e sopravvivere le imprese sociali, e quindi i loro promotori, devono riuscire a coinvolgere intorno al progetto di impresa, in modo non occasionale, una molteplicità di attori convinti che vale la pena spendersi per il progetto proposto, impegnando nella sua realizzazione proprie risorse. Risorse di intelligenza e di tempo, come nel caso dei volontari, dei lavoratori e dei dirigenti; risorse economiche private, da quelle patrimoniali alle donazioni, e pubbliche; risorse relazionali con gli utenti e con tutti coloro che possono contribuire, nei modi più diversi, al sostegno dell’attività. (segue)

 

Introduzione

Le imprese sociali sono imprese speciali! Questa affermazione che più volte ricorre, esplicitamente o implicitamente nei saggi che compongono questo volume di Impresa Sociale, trova la sua giustificazione, tra le altre cose, nelle finalità che tali organizzazioni si pongono, nella qualità dei processi attraverso cui queste finalità vengono perseguite, ma anche negli effetti di sistema che un settore sociale adeguatamente sviluppato può produrre, sia per i settori economici tradizionali, che nell’ambito del settore pubblico nel suo complesso. (segue)


Saggi

L’economia civile e la dimensione della gratuità 

Luigino Bruni

La gratuità è una parola chiave di ogni discorso sulla vita civile. Non sarebbe possibile l’economia sociale che ha nella gratuità uno dei suoi elementi costitutivi. Anche il mercato, pensato e definito come il luogo idealtipico della non-gratuità, ha invece un estremo bisogno di gratuità. Il saggio vuole mostrare alcune dimensioni della gratuità che sono particolarmente rivelanti per il discorso economico sul sociale.

Impresa sociale e we-thinking 

Alessandra Smerilli

Un’impresa sociale è soggetta più di altri tipi di imprese alle asimmetrie informative e il rischio di comportamenti opportunistici dei lavoratori può essere più elevato che in altre imprese. Oltre ad una buona selezione del personale, c’è bisogno di forme di coinvolgimento che tengano alte le motivazioni ed il senso di appartenenza che però può essere minato da altre forme di incentivi. È quanto si cerca di analizzare nell’articolo, attraverso un excursus nelle teorie della we-rationality.

Tra Scilla e Cariddi: motivazioni dei lavoratori e politiche redistributive delle imprese sociali

Benedetto Gui, Vittorio Pelligra

Il dibattito sulle politiche retributive delle imprese a finalità ideale ha evidenziato, il pericolo che, paghe sufficientemente elevate attraggano anche lavoratori inadatti alle logiche motivazionali tipiche delle imprese sociali; altri autori, invece, hanno rilevato un pericolo opposto. In questo saggio presentiamo un contributo che, riesce a dar conto contemporaneamente di ambedue le possibilità.

Relazioni interpersonali e soddisfazione per il lavoro: alcuni risultati empirici nel settore dei servizi

sociali Carlo Borzaga, Sara Depedri

Una visione completa del rapporto di lavoro non può prescindere dall’analisi dei beni relazionali, ossia dalle interrelazioni tra i lavoratori ed i colleghi, il principale e gli utenti. Attraverso un’analisi empirica, l’articolo pone in evidenza come nelle imprese sociali le relazioni, da un lato, costituiscano per il lavoratore una forma di incentivazione, dall’altra, esse partecipano alla creazione di un clima organizzativo collaborativo, che favorisce la crescita personale di ogni individuo, riduce l’opportunismo e stimola la partecipazione, la motivazione e la fedeltà dei lavoratori.

Esiste un processo di convergenza tra impresa sociale e impresa tradizionale? 

Giuseppe Argiolas

In questo saggio si discute la tesi per cui tra impresa sociale ed impresa tradizionale possa sussistere una reciproca contaminazione. Ci si concentra sulla riconsiderazione degli “orientamenti d’impresa” e sul funzionamento delle principali determinanti dell’orientamento sociale. Si propone una prospettiva manageriale che faccia della persona la misura e la forma della socialità d’impresa consentendo, all’impresa stessa, di puntare a generare e mantenere dentro di sé e attorno a sé il “con-senso”.

Limiti della reciprocità, limiti del potere 

Nicolò Bellanca

Le dimensioni del gruppo, l’incertezza e le asimmetrie relazionali limitano la propensione reciprocante degli attori nell’organizzazione. D’altra parte il potere dell’organizzazione è limitato in quanto essa crea e disfa coalizioni conflittuali al proprio interno, ed i suoi membri accettano accordi con, ocontrolli da parte di, diverse organizzazioni non appena ciò loro convenga. Questa perenne dialettica tra reciprocità e potere muove l’azione collettiva.

La grande illusione. False relazioni e felicità nelle economie di mercato contemporanee

Luigino Bruni, Luca Zarri

Questo contributo cerca di mostrare che i paradossi della felicità sono riconducibili anche alla sempre maggiore diffusione di “beni pseudo-gratificatori” come i falsi beni posizionali ed i falsi beni relazionali. In particolare, ci soffermiamo sui “beni posizionali di massa” e sui beni “pseudo-relazionali”, che si differenziano dai beni genuinamente relazionali per la natura simulata delle relazioni interpersonali che li contraddistinguono.

Capitale sociale, reti associazionali e beni relazionali 

Pierpaolo Donati

La versione politologica o civica (lib-lab) del capitale sociale risulta parziale e fonte di equivoci. In particolare oscura e svaluta le proprietà specifiche del capitale sociale come relazione sociale. Questo saggio propone un nuovo approccio - detto relazionale - al capitale sociale, la cui peculiarità consistenel mettere in luce gli aspetti più originali e genuini del capitale sociale.

Capitale sociale, imprese sociali, spesa pubblica e benessere sociale in Italia 

Fabio Sabatini

Questo articolo descrive i risultati di una prima analisi esplorativa sulla relazione tra capitale sociale, imprese sociali e qualità dello sviluppo economico in Italia. Il capitale sociale viene rilevato nei suoi aspetti “strutturali”, identificati con le reti di relazioni interpersonali e con la presenza di imprese sociali sul territorio. L’evidenza empirica mostra che in Italia la qualità dello sviluppo è positivamente correlata con la presenza di reti di relazioni informali, di organizzazioni volontarie e di imprese sociali.