Editoriale
È convinzione diff usa che le imprese
sociali, soprattutto quelle più originali nate
dall’iniziativa di gruppi di cittadini interessati a dar
risposta a bisogni riconosciuti come socialmente rilevanti, possono
nascere e svilupparsi solo se e nella misura in cui hanno e riescono a
mantenere rapporti stretti con la comunità di riferimento e, in
particolare, con le persone e i gruppi più sensibili alle
problematiche affrontate.Per nascere e sopravvivere le imprese sociali,
e quindi i loro promotori, devono riuscire a coinvolgere intorno al
progetto di impresa, in modo non occasionale, una molteplicità
di attori convinti che vale la pena spendersi per il progetto
proposto, impegnando nella sua realizzazione proprie risorse. Risorse
di intelligenza e di tempo, come nel caso dei volontari, dei lavoratori
e dei dirigenti; risorse economiche private, da quelle patrimoniali
alle donazioni, e pubbliche; risorse relazionali con gli utenti e con
tutti coloro che possono contribuire, nei modi più diversi, al sostegno dell’attività. (segue)
Introduzione
Le imprese sociali sono imprese
speciali! Questa affermazione che più volte ricorre,
esplicitamente o implicitamente nei saggi che compongono questo volume
di Impresa Sociale, trova la sua giustificazione, tra le altre cose,
nelle finalità che tali organizzazioni si pongono, nella
qualità dei processi attraverso cui queste finalità
vengono perseguite, ma anche negli effetti di sistema che un settore
sociale adeguatamente sviluppato può produrre, sia per i settori
economici tradizionali, che nell’ambito del settore pubblico
nel suo complesso. (segue)
Saggi
L’economia civile e la dimensione della gratuità
Luigino Bruni
La gratuità è una parola chiave di
ogni discorso sulla vita civile. Non sarebbe possibile l’economia
sociale che ha nella gratuità uno dei suoi elementi costitutivi.
Anche il mercato, pensato e definito come il luogo idealtipico della
non-gratuità, ha invece un estremo bisogno di gratuità.
Il saggio vuole mostrare alcune dimensioni della gratuità che
sono particolarmente rivelanti per il discorso economico sul sociale.
Impresa sociale e we-thinking
Alessandra Smerilli
Un’impresa sociale è soggetta
più di altri tipi di imprese alle asimmetrie informative e il
rischio di comportamenti opportunistici dei lavoratori può
essere più elevato che in altre imprese. Oltre ad una buona
selezione del personale, c’è bisogno di forme di
coinvolgimento che tengano alte le motivazioni ed il senso di
appartenenza che però può essere minato da altre forme di
incentivi. È quanto si cerca di analizzare nell’articolo,
attraverso un excursus nelle teorie della we-rationality.
Tra Scilla e Cariddi: motivazioni dei lavoratori e politiche redistributive delle imprese sociali
Benedetto Gui, Vittorio Pelligra
Il dibattito sulle politiche retributive delle
imprese a finalità ideale ha evidenziato, il pericolo che, paghe
sufficientemente elevate attraggano anche lavoratori inadatti alle
logiche motivazionali tipiche delle imprese sociali; altri autori,
invece, hanno rilevato un pericolo opposto. In questo saggio
presentiamo un contributo che, riesce a dar conto contemporaneamente di
ambedue le possibilità.
Relazioni interpersonali e soddisfazione per il lavoro: alcuni risultati empirici nel settore dei servizi
sociali Carlo Borzaga, Sara Depedri
Una visione completa del rapporto di lavoro non
può prescindere dall’analisi dei beni relazionali, ossia
dalle interrelazioni tra i lavoratori ed i colleghi, il principale e
gli utenti. Attraverso un’analisi empirica, l’articolo pone
in evidenza come nelle imprese sociali le relazioni, da un lato,
costituiscano per il lavoratore una forma di incentivazione,
dall’altra, esse partecipano alla creazione di un clima
organizzativo collaborativo, che favorisce la crescita personale di
ogni individuo, riduce l’opportunismo e stimola la
partecipazione, la motivazione e la fedeltà dei lavoratori.
Esiste un processo di convergenza tra impresa sociale e impresa tradizionale?
Giuseppe Argiolas
In questo saggio si discute la tesi per cui tra
impresa sociale ed impresa tradizionale possa sussistere una reciproca
contaminazione. Ci si concentra sulla riconsiderazione degli
“orientamenti d’impresa” e sul funzionamento delle
principali determinanti dell’orientamento sociale. Si propone una
prospettiva manageriale che faccia della persona la misura e la forma
della socialità d’impresa consentendo, all’impresa
stessa, di puntare a generare e mantenere dentro di sé e attorno
a sé il “con-senso”.
Limiti della reciprocità, limiti del potere
Nicolò Bellanca
Le dimensioni del gruppo, l’incertezza e le
asimmetrie relazionali limitano la propensione reciprocante degli
attori nell’organizzazione. D’altra parte il potere
dell’organizzazione è limitato in quanto essa crea e disfa
coalizioni conflittuali al proprio interno, ed i suoi membri accettano
accordi con, ocontrolli da parte di, diverse organizzazioni non appena
ciò loro convenga. Questa perenne dialettica tra
reciprocità e potere muove l’azione collettiva.
La grande illusione. False relazioni e felicità nelle economie di mercato contemporanee
Luigino Bruni, Luca Zarri
Questo contributo cerca di mostrare che i
paradossi della felicità sono riconducibili anche alla sempre
maggiore diffusione di “beni pseudo-gratificatori” come i
falsi beni posizionali ed i falsi beni relazionali. In particolare, ci
soffermiamo sui “beni posizionali di massa” e sui beni
“pseudo-relazionali”, che si differenziano dai beni
genuinamente relazionali per la natura simulata delle relazioni
interpersonali che li contraddistinguono.
Capitale sociale, reti associazionali e beni relazionali
Pierpaolo Donati
La versione politologica o civica (lib-lab) del
capitale sociale risulta parziale e fonte di equivoci. In particolare
oscura e svaluta le proprietà specifiche del capitale sociale
come relazione sociale. Questo saggio propone un nuovo approccio -
detto relazionale - al capitale sociale, la cui peculiarità
consistenel mettere in luce gli aspetti più originali e genuini
del capitale sociale.
Capitale sociale, imprese sociali, spesa pubblica e benessere sociale in Italia
Fabio Sabatini
Questo articolo descrive i risultati di una prima
analisi esplorativa sulla relazione tra capitale sociale, imprese
sociali e qualità dello sviluppo economico in Italia. Il
capitale sociale viene rilevato nei suoi aspetti
“strutturali”, identificati con le reti di relazioni
interpersonali e con la presenza di imprese sociali sul territorio.
L’evidenza empirica mostra che in Italia la qualità dello
sviluppo è positivamente correlata con la presenza di reti di
relazioni informali, di organizzazioni volontarie e di imprese sociali.
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